Natale: Dio – da persona a persona

Il Natale esprime la fede che Dio vuole essere molto vicino a noi, per incontrarci da persona a persona. Come è giunta la gente al tempo di Gesù a questa fede e come possiamo esserne partecipi noi oggi?

Traduzione dal tedesco: Italo L. Cherubini

Nelle antiche religioni orientali, Dio era spesso visto come espressione del più grande potere: Faraoni, re e sommi sacerdoti rappresentavano le divinità che si rendevano presenti in magnifici templi. La gente doveva venire a patti con queste divinità intese come potere: pagare tributi e tasse ai re che li rappresentavano, fare sacrifici alle divinità nei templi per potersi riconciliare con loro.

Capovolgimento dell’immagine di Dio

I credenti in Cristo hanno capovolto queste idee religiose del loro tempo in due modi: non sono gli esseri umani che devono essere riconciliati con Dio, ma Dio che si riconcilia con gli esseri umani. Facendosi uomo, Dio si mostra completamente solidale con gli esseri umani, condivide la loro sorte, offre loro una vita riconciliata, affinché gli esseri umani siano sempre riconciliati con sé stessi e tra di loro (il Vangelo di Luca fa proclamare dagli angeli «pace in terra, agli uomini che egli ama»).

Non è nel potere e nello splendore che Dio è presente, ma in un bambino in una mangiatoia, e quindi nel vulnerabile, nel debole, in chi non ha potere: Chi più di un neonato é dipendente dall’aiuto e dal sostegno di altre persone?

Una nuova via

Questa nuova via di fede è scaturita dall’incontro con il Rabbino Gesù di Nazareth. Molte persone che lo hanno incontrato si sono convinte che era l’«unto di Dio» (in greco: Cristo; in ebraico: Mashiach/Messiah). Detto in termini un po’ moderni, si sono chiesti: se Dio può apparirci, allora Dio ci è apparso nel Rabbino Gesù di Nazareth. Perché? Perché in Gesù di Nazareth è diventato tangibile che esiste un amore incondizionato. Gesù ha incontrato tutte le persone nella carità incondizionata, in un amore incondizionato. Con le parole e le azioni, Gesù ha ridato dignità a coloro che erano disprezzati dagli altri: esattori delle tasse, odiati allora perché erano corrotti, prostitute, allora come oggi per lo più ignorate e abusate, peccatori, coloro che non erano conformi alle norme religiose o sociali. Nel loro incontro con Gesù di Nazareth, tutti hanno sperimentato ciò che il pastore protestante e cantautore, Clemens Bittlinger, scrive:

Dio, dove ci incontriamo
da persona a persona
e posso dirti:
«Ehi, non mi sento bene»,
diventi così concreto
nella mia vita quotidiana.
E la tua mano sulla mia spalla
mi dà coraggio.

Dio, dove ci incontriamo
da persona a persona
e riconosco in te
cosa può essere un essere umano,
la mia impressione su di te
comincia a muovere qualcosa,
e quel qualcosa comincia ad amare.

Dio, dove ci incontriamo
da persona a persona,
credo
che hai colpito la verità;
e con essa il mio orgoglio
e le mie preoccupazioni
che come le vecchie porte
togli dai cardini.

Dio, perché ci incontriamo
da persona a persona,
Tu, l’intangibile, diventi concreto
e così piccolo.
proprio nelle piccole cose
qualcosa può ancora muoversi,
perché proprio nelle piccole cose
vuoi essere.

Clemens Bittlinger

La potenza che cambia la vita – la potenza di Dio

Nell’incontro con il Gesù storico di Nazareth molte persone hanno sperimentato questo potere che cambia la vita: quando sono stati guariti. Quando i loro occhi si sono aperti e hanno riconosciuto il significato della vita per sé stessi. Quando hanno trovato la forza di tornare indietro dalle vie sbagliate. Quando, grazie alle parole di Gesù, una luce si è accesa per loro e improvvisamente hanno potuto credere di nuovo al bene nelle persone e in un Dio buono. Quando hanno sperimentato una profonda comunione mentre celebravano, mangiavano e bevevano insieme e, nonostante tutta la povertà, nonostante tutte le debolezze del mondo, hanno imparato a provare con gratitudine la «pienezza della vita». In tutto questo e molto di più, hanno interpretato e riconosciuto la potenza di Dio, la presenza di Dio.

Significato dei racconti della nascita

Per esprimere la convinzione che Gesù è il Cristo, il Messia, i Vangeli di Matteo e Luca hanno redatto un racconto della nascita per Gesù di Nazareth.1 Questo nonostante il fatto che solo circa tre anni del Gesù adulto di Nazareth e la sua morte in croce possono essere considerati storicamente certi / spiegabili (il Vangelo più antico, il Vangelo di Marco, inizia con il battesimo del Gesù di Nazareth adulto2).

Con i racconti della nascita i Vangeli di Matteo e Luca non vogliono raccontare come sia avvenuta storicamente la nascita di Gesù. Piuttosto, con le loro narrazioni vogliono sottolineare il significato del Gesù di Nazareth adulto, perché in lui hanno riconosciuto e creduto il Cristo, il Messia / Unto di Dio. Così i racconti della nascita sono scritti con uno sguardo retrospettivo sulla vita, l’opera e la morte di Gesù, così come sulla speranza della resurrezione, per sottolineare così l’importanza di Gesù di Nazareth.

I re e il Cristo

Per il racconto della nascita di Gesù, gli evangelisti riprendono molti motivi che altrimenti sono riferiti a re e imperatori. Così i Vangeli sono critici nei confronti del potere: Dio non è presente nei re e negli imperatori, ma proprio in Gesù di Nazareth, che proprio i potenti religiosi e politici avevano crocifisso. Che il Vangelo di Matteo e il Vangelo di Luca si occupino dell’interpretazione del significato e non di resoconti storici è dimostrato anche dalle grandi differenze nelle loro narrazioni e dai diversi modelli di re che usano.

Le stelle, i Magi e la fuga (Vangelo di Matteo)

Il Vangelo di Matteo non ci dice nulla su una locanda piena, sulla mangiatoia e i pastori. Ci dice invece che «gli astrologi d’Oriente» videro una stella, la seguirono e trovarono così il neonato a cui resero omaggio (Vangelo di Matteo 2,1-12).

Le stelle e il loro simbolismo giocavano un ruolo importante nelle religioni dell’antico Medio Oriente e tra i loro re. Per esempio, nel mondo greco degli dei, le stelle Castore e Polluce (segno zodiacale dei Gemelli) erano venerate come messaggere di fortuna e di salvezza fin dal V secolo a.C. Il re Alessandro Magno, al potere tra il 333 e il 323 a.C. e che ha fondato l’impero greco, rivendicò questo simbolismo per sé e si fece raffigurare con una stella sopra la testa. Fu imitato da vari governanti, tra cui l’imperatore romano Augusto e il re Erode a Gerusalemme.

Quando ora il Vangelo di Matteo racconta che una stella rimane sopra il posto dove è nato Gesù, allora si vuole descrivere un «re» completamente diverso, un salvatore e ausiliatore. Che gli astrologi o i maghi (sicuramente non i re) vengano dall’«est», vuole dire che anche i non ebrei riconoscono il salvatore in Gesù.

Il racconto di Giuseppe che fugge in Egitto insieme a Maria e Gesù, vuole ricordare la storia di Mosè e degli israeliti oppressi in Egitto dal faraone. Tuttavia, nel racconto della nascita di Matteo, essi sono oppressi dal loro stesso re, Erode. Entrambi i governanti fanno assassinare persone/bambini per aver attentato al loro potere. Il Vangelo di Matteo formula così una dura critica a Erode il Grande e implicitamente a tutte le altre tirannie: esse non portano pace, ma distruzione e sofferenza. Gesù, invece, è completamente solidale con il popolo ebraico. Già da bambino, rievoca il destino del popolo ebraico: la fuga dall’oppressione e l’esperienza di essere salvato da Dio.

  1. Cfr. Vangelo di Matteo 1,2–2,23; Vangelo di Luca 1,5–2,52; sulle interpretazioni bibliche e il contesto storico cfr. per esempio Ulrich Luz: Das Evangelium nach Matthäus, Bd. 1 Mt 1–7 (EKK 1,1), Zurigo / Neukirchen-Vluyn 4. ed. 1997; François Bovon: Das Evangelium nach Lukas, Bd. 1 Lk 1,1–9,50 (EKK 3,1), Zurigo / Neukirchen-Vluyn 1989.
  2. Cfr. Vangelo di Marco 1,1–13; le basi scientifiche sul Gesù storico sono elencate da Gerd Theißen / Annette Merz: Der historische Jesus. Ein Lehrbuch, Göttingen 4. ed. 2011.

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