Le diverse tappe della fede

La fede di una persona non è qualcosa di fisso. È piuttosto un processo che dura tutta la vita: proprio come le nostre capacità di pensiero, la nostra consapevolezza sociale ed etica, anzi la nostra intera personalità, si sviluppano nel corso della nostra vita, così anche la fede è un processo di apprendimento e di crescita che dura tutta la vita.

Traduzione dal tedesco: Italo L. Cherubini

Il teologo e psicologo dello sviluppo americano James W. Fowler è stato un pioniere della ricerca empirica in diverse centinaia di individui su come la fede può svilupparsi e cambiare nel corso della vita.1 La ricerca di Fowler sulla fede è entrata anche in dialogo con la ricerca in altri campi: tra gli altri, con le ricerche sullo sviluppo della personalità dello psicologo Erik H. Erikson, con le ricerche sullo sviluppo del pensiero logico di Jean Piaget o con la questione dello sviluppo della nostra coscienza e giudizio etico di Lawrence Kohlberg. Fowler mette in relazione questa ricerca con lo sviluppo della fede personale.

Fowler è molto consapevole che il modo di credere è da un lato sempre individuale e culturalmente modellato. D’altra parte, egli sostiene che ci sono anche sviluppi umani generali che sono molto simili, almeno per molte persone. Lo stesso si può dire dello sviluppo della personalità in un individuo.

Sviluppo della personalità

Secondo Erik H. Erikson, lo sviluppo della personalità (sviluppo dell’ego; formazione dell’identità) dell’essere umano si estende su otto fasi della vita.2 In ogni fase della vita ci sono crisi e conflitti tipici e i «poli» opposti lottano tra loro. Nel bambino, la fiducia innata lotta con la sfiducia innata: quando un neonato riceve attenzione, amore e protezione, così come cibo e cure, di solito si sviluppa un forte senso di fiducia di base. Poi, nell’età adulta matura a partire dai 60 anni circa, l’integrità e la disperazione spesso lottano tra loro. L’integrità prevale quando c’è una riconciliazione con la vita, con tutti i suoi alti e bassi, con i successi e i fallimenti. La disperazione si diffonde quando la propria vita è vista come sprecata o senza senso. Queste due fasi della vita mostrano già quanto lo sviluppo della personalità sia legato allo sviluppo della fede personale: la fiducia è una delle componenti più essenziali della fede, così come l’integrità, che sta per autenticità, veridicità e riconciliazione con se stessi e con la vita nel suo insieme.

La ricerca di Fowler indica sei fasi di sviluppo della fede. Naturalmente, questi possono essere differenziate molto di più e, a seconda delle circostanze culturali o storico-temporali, emergerebbero anche risultati aggiuntivi o diversi. Tuttavia, le ricerche di Fowler sono ancora oggi stimolanti. Anche perché nelle sue interviste Flower cerca ulteriori componenti di fede in diverse fasi della vita: dove sono i confini della coscienza sociale? Chi rispettano le persone come autorità nelle diverse fasi della vita? E particolarmente rivelatore per la fede: come si sviluppa la comprensione dei simboli nella vita di una persona? Nella breve panoramica che segue, non potrò approfondire tutte le componenti e differenziazioni, ma cercherò semplicemente di seguire le fasi della fede di Fowler con esempi concreti partendo anche dalle mie osservazioni ed esperienze (specialmente nell’educazione religiosa degli adulti).

Prima infanzia (circa 2-6 anni): fede intuitivo-proiettiva

La consapevolezza sociale nella prima infanzia è per lo più legata alla famiglia o ai primi caregiver: quelle persone che si prendono cura di te, che si preoccupano per te. Essi formano il quadro (il confine) della coscienza sociale. Sono anche rispettati come autorità perché il bambino dipende da loro. Il loro esempio ha una forte influenza sullo sviluppo della fede di un bambino. Ciò che sperimentano o non sperimentano dal punto di vista religioso, li modella per tutta la vita.

In termini di personalità del bambino, c’è uno sviluppo sano quando c’è una forte volontà di autonomia e quando ci sono iniziative fantasiose (fare da soli, essere in grado di fare da soli, fasi di sfida) invece di avere dubbi su se stessi o sentimenti di colpa perché non si può ancora fare bene come gli adulti.

La comprensione dei simboli è magico-numinosa: un bambino può avere paura di un lupo di peluche tanto quanto di un lupo vero. Di solito non è un problema per un bambino di quell’età credere in Dio o in una fata, Babbo Natale, il Bambino Gesù… a seconda dei riti e delle tradizioni familiari che il bambino incontra. È quindi di fondamentale importanza che un bambino impari a conoscere immagini, narrazioni e rituali religiosi validi, non quelli superficiali e di poco valore. Non si dovrebbe dire a un bambino niente in termini di contenuto che non sia quello che voi stessi, come adulti, riflettete e credete o non credete. Inoltre, se non si conosce la risposta a una domanda, bisogna ammetterlo onestamente.

Creativo e fantasioso

Ho sperimentato quanto possa essere creativa e fantasiosa la fede a questa età con nostra figlia quando aveva tre anni e mezzo. Una sera mentre la mettevo a letto mi ha detto improvvisamente: «Papà, ho mal di stomaco. Bisogna pregare Dio che il mal di pancia vada via». In una frazione di secondo ho pensato a ciò che poteva essere «adatto a lei» , che sia cioè adeguato alla sua età, al suo mondo di immaginazione. Poi ho messo la mano sulla sua pancia, l’ho massaggiata un po’ e ho pregato: «Buon Dio, togli il mal di pancia a Madeleine perché possa dormire bene». Qualche minuto dopo ho chiesto: «Va meglio adesso? ». Lei ha risposto «Sì» e si è addormentata tranquillamente.

La sera dopo, mia moglie ha messo a letto nostra figlia. Di nuovo Madeleine ha detto: «Mamma, ho mal di pancia. Devi pregare Dio che il mal di pancia se ne vada». Mia moglie, è una pastora della Chiesa riformata, non sapeva nulla di quello che era accaduto la sera precedente e ha risposto: «Oh, non so se funzionerà. Lo sai: Dio non può togliere tutto ciò che ci fa male». Al che Madeleine ha prontamente risposto: «Sì, per papà, Dio potrebbe farlo».

Le diverse risposte hanno ovviamente innescato un processo di pensiero in nostra figlia. Qualche mese dopo, a colazione, ci ha raccontato: «Ieri sera ho avuto mal di stomaco. Ma poi ho potuto ancora dormire, anche se non ho pregato affatto, Dio se n’è accorto da solo!».

Già, si potrebbe solo dire «se non diventerete come bambini» (Vangelo di Matteo 18,3).

Infanzia (circa 7-12 anni): fede mitico-letterale

Durante gli anni scolastici, la personalità umana continua a maturare: è necessario acquisire competenze, diventare sicuri di sé attraverso l’apprendimento concreto e il lavoro e così superare i sentimenti di inferiorità verso gli adulti o gli altri. Come autorità saranno riconosciuti quelli che esercitano ruoli di potere: improvvisamente l’opinione della maestra d’asilo è più importante di quella dei genitori. Nella sfera religiosa, è il sacerdote, l’insegnante di religione o le Sacre Scritture stesse che daranno fiducia per quanto riguarda le affermazioni sulla fede.

La fede è di solito mitico-letterale. Tutto sembra ancora in qualche modo possibile. Quando si sente il racconto biblico della creazione in «sette giorni» o di Adamo ed Eva, di solito si crede che siano in qualche modo miticamente possibili (cfr. Genesi 1–2). A volte ci sono intuizioni creative come: «Dio ci ha creato tutti gratuitamente». E quando Gesù cammina sull’acqua in un racconto del Vangelo di Marco (6,45-52), delle forze speciali sembrano essersi messe al lavoro (come non pensare ad Harry Potter?).

I bambini di questa età comprendono anche i simboli religiosi in senso mitico e letterale. Per esempio, quando a un bambino viene regalata una collana con una piccola croce, è spesso associata alla sensazione e alla convinzione che «se indosso questa piccola croce, potrò sentire il potere della croce»: Se porto questa piccola croce, allora sto bene, allora sono protetto. Questo e altri esempi dimostrano che lo sviluppo non procede schematicamente secondo l’età. Ci sono infatti molti adulti che credono in un effetto magico dei simboli nel senso di un talismano. Per esempio, quando vediamo come spesso i calciatori si fanno il segno della croce (o come altri entrano in campo con il piede sinistro per primo), una tale comprensione mitica o magico-letterale è probabilmente alla base di questi atteggiamenti.

I bambini cominciano solo gradualmente a mettere in discussione e a criticarele narrazioni e i simboli religiosi. Notano poi, per esempio, che un esame è andato bene anche se non hanno messo al collo la croce oppure anche se l’hanno messa, tutto è andato male. La critica, il dubbio e la messa in discussione sono centrali per una fede responsabile e riflessiva. Dove questo non accade, la fede di solito rimane superficiale, ingenua, limitata o fondamentalista.

Pubertà (circa 13-21 anni): fede sintetica-convenzionale

Le domande e le sfide di solito si verificano di più durante la pubertà. È naturale e importante imparare a prendere le distanze dai genitori per diventare indipendenti. Di solito si prendono posizioni forti a radicali. Si considerano autorità i gruppi con i cui membri si condividono le stesse opinioni e, inoltre, i rappresentanti personalmente stimati per i valori e le questioni di fede: un importante scienziato che «dimostra», che Dio non può esistere o che Dio è una formula matematica. Oppure: un predicatore o un vescovo che vede nel fatto che tutti gli esseri umani sono geneticamente circa il 99,9% uguali una «prova», di una sola, primissima coppia umana (Adamo ed Eva). Nella storia di Gesù che cammina sulle acque, alcuni vedono la «prova», che la Bibbia non sia vera. Altri insistono: «Bisogna solo crederci! È solo un miracolo. Perché è quello che dice la Bibbia». Né gli uni né gli altri distinguono tra diversi tipi di «verità».

Nello sviluppo della personalità, l’identità e la confusione dei ruoli lottano tra loro (chi sono io veramente?). In posizioni apparentemente forti o radicali si trova, per un po’, l’identità. Alcuni giovani a questa età si rivolgono a una chiesa libera o a un movimento religioso chiuso.

Giovane età adulta (circa 21-35 anni): fede individualizzante-riflessiva

Nella giovane età adulta, molto accade anche nello sviluppo della personalità. Secondo Erikson, i «poli» dell’intimità e dell’isolamento lottano tra loro. La fiducia nelle autorità esterne diminuisce. Si diventa indipendenti. Sono accettati come autorità il proprio giudizio e i gruppi ideologicamente compatibili con i propri valori e norme che essi stessi hanno scelto.

A volte c’è una certa rottura con i genitori: «Non mi devi dire più niente!». Inoltre, assistiamo anche ad una rottura con le tradizioni e gli atteggiamenti religiosi tramandati nell’infanzia. Così ci sono alcuni che lasciano la chiesa in questa fase. Da un lato, a causa della cattiva condotta dei rappresentanti della chiesa, d’altra parte, anche perché non si è (ancora) trovato un approccio libero alle storie bibliche e ai riti religiosi. Poi, non si vuole pagare le tasse per un gruppo con i cui valori e idee non si è pienamente d’accordo. Altri, invece, alcuni dei cui genitori non erano religiosi, trovano un percorso indipendente verso la religione: mentre in passato ci si poteva allontanare dai propri genitori lasciando la chiesa, oggi ci si può allontanare da loro aderendo ad una chiesa.

Mentre nelle fasi precedenti della vita il potere era visto nel simbolo religioso stesso, ora il simbolo è separato dal suo significato: non è più il caso che il potere stia nella piccola croce stessa (quando porto la piccola croce…). La piccola croce è «solo» un pezzo di metallo. La croce significa solo che credo in Gesù e in Dio quando la porto. Non ha un valore più profondo in sé.

Più una persona ha a che fare con la fede, anche da giovane adulto, più si può sviluppare una comprensione più ampia e profonda della fede.

Età adulta (circa 35-60 anni): fede congiuntiva

In età adulta, secondo Erik H. Erikson, i «poli» della generatività e della stagnazione lottano tra loro nello sviluppo della personalità.3 Per Erikson, la generatività significa soprattutto produrre e allevare responsabilmente dei figli. La generatività, tuttavia, può anche essere intesa in modo più completo: la reciproca dipendenza e responsabilità delle generazioni. Prendersi la responsabilità per le persone di altre generazioni, per i bambini, nella comprensione della generatività riguarda un’attività creativa, sia in un lavoro che in un impegno sociale.

Per molti versi si tratta della ricerca di un significato. Se qualcuno vuole dei figli ed è in grado di averli, di solito porta ad un senso di meraviglia per il miracolo della vita, che sembra significativo in una nuova dimensione. Se qualcuno non vuole o non può avere figli, forse la ricerca del senso della vita è ancora più forte. Per cosa sono qui? Cos’è che mi rende speciale?

Oltre alla ricerca di significato, ci sono una varietà di esperienze di vita: esperienze di vita professionale, interpersonale, personale. C’è appagamento nella vita e ci sono pause nella vita. I propri genitori invecchiano e muoiono e sorge la domanda: cosa dà senso e sostegno alla mia vita?

Attraverso tutto questo, la fede può svilupparsi in una «fede congiuntiva» nell’età adulta matura. Il simbolo e il suo significato si uniscono di nuovo: una piccola croce non viene più portata come un talismano. Piuttosto, la piccola croce viene portata in relazione con le persone che ce l’hanno data, in relazione con tutte le persone che credono in Gesù Cristo, in relazione con la vita, la morte e la resurrezione di Gesù.

Quando i simboli si ricongiungono con ciò che è simbolizzato, possiamo credere in modo più profondo, con una « ingenuità secondaria», come dice il filosofo francese Paul Ricœur.4 Questa ingenuità secondaria è stata portata avanti da tutta la critica storica: è chiaro che la maggior parte delle narrazioni bibliche non sono state scritte come resoconti storici fattuali, ma come un’interpretazione del significato della storia e della vita. Si preoccupano del significato duraturo di ciò che è successo. I miti sono riconosciuti e interpretati con una seconda ingenuità nella loro saggezza e verità primordiale.

Se prendiamo il racconto di Adamo ed Eva come esempio, i due non sono più storicamente interpretati come la prima coppia umana. Piuttosto, si riconosce che Adamo ed Eva sono archetipi dell’umanità nel racconto biblico: la storia di Adamo ed Eva ci fa riflettere sull’umanità e sulla relazione di noi uomini tra di noi e con Dio. Le convinzioni sono formulate su ciò che ci ha sempre reso umani. Per esempio, la domanda costante su ciò che è buono per la vita e ciò che è un ostacolo alla vita («conoscenza del bene e del male»).

Nel racconto di Gesù che cammina sulle acque, si riconosce che questa «acqua» è specificamente «il mare di Galilea» (il lago di Genesaret), e come il mare è spesso un simbolo del caos primordiale. Al tempo di Gesù, la terra d’Israele/Giudea è nel caos della guerra civile da decenni e in quel periodo nel caos della brutale occupazione romana. Tutto ciò che sappiamo dalle guerre e dalle guerre civili di oggi, determina il mondo della vita di Gesù e del Nuovo Testamento. Quando ci viene detto che Gesù è in grado di attraversare il mare di Galilea, questo esprime la convinzione che Gesù è al di sopra del caos, che non è annegato nell’odio, nella disperazione e nella violenza di molte persone del suo tempo. In relazione alla fede personale di oggi, questa storia rafforza la speranza: la nostra fiducia in Dio ci aiuta anche a non perire nel caos della vita, della società e del mondo che spesso sperimentiamo oggi.

In una ingenuità secondaria, possiamo dire e credere alla Cena del Signore: «Il pane della vita/il corpo di Cristo». In una ingenuità secondaria, possiamo inchinarci davanti all’altare o al tabernacolo. In una ingenuità secondaria, possiamo dire degli scritti biblici: «La Parola di Dio», sapendo che tutte le parole della Bibbia sono state scritte da uomini, che sono tutte «parole di Dio in parole d’uomo». Tale fede ci porta a raggiungere una fede universalizzante nella nostra vecchiaia.

Maturità (dai 60 anni circa): fede universalizzante

Nello sviluppo della personalità, l’integrità e la disperazione spesso lottano l’una contro l’altra nell’età adulta matura a partire dai 60 anni circa. L’integrità prevale quando c’è una riconciliazione con la vita, con tutti i suoi alti e bassi, con i successi e i fallimenti. La disperazione si diffonde quando la propria vita è vista come sprecata o senza senso. Una fede sostenibile è una forte risorsa per raggiungere l’integrità.

Una fede in cui, nonostante tutto ciò che è incomprensibile nella vita, sia nell’universo, nella natura, nella storia umana o nella mia vita personale, trovo una fede profonda, una forte fiducia nella presenza universale del buon Dio creatore.

Posso allora percepire profondamente il sacro nella vita e nell’opera di Gesù di Nazareth. Oltre a questo, posso percepire la sacralità anche in altre religioni importanti (cfr. Concilio Vaticano II, Nostra Aetate). La mia fede è così radicata che posso riconoscere pienamente nell’altra persona il suo profondo radicamento nella fede, anche se abbiamo tradizioni, religioni diverse.

Ci sono molti testi biblici che rappresentano questa ampia visione. Per esempio, nel primo racconto della creazione si dice: ogni essere umano è fatto a immagine di Dio, indipendentemente dalla cultura, dalla religione e dall’origine (cfr. Libro della Genesi 1,26-27). O quando si dice nella prima lettera di Giovanni 4,16: «Dio è amore, e chi rimane nell’amore rimane in Dio, e Dio rimane in lui e in lei».

Tale fede aiuta ad accettare se stessi e tutta la propria vita, con tutto ciò che era possibile e anche con tutto ciò che era impossibile, con tutto ciò che era bello e buono, con tutto ciò che era infranto e tutto ciò che era difficile e incompiuto. Diventare misericordiosi e riconciliati con se stessi e con gli altri, con la vita stessa.

Riconciliazione

È una sfida speciale per la vita e la fede trovare un modo per affrontare la sofferenza, le ferite e le situazioni dolorose.5 Quando si lotta con la fede per tutta la vita, la fede può approfondirsi attraverso tutte le crisi e diventare sostenibile anche nelle difficoltà e nella sofferenza. Nella mia esperienza e convinzione, una fede sostenibile nella sua forma concreta di espressione è sempre fortemente individuale. Qualcuno può semplicemente accendere una candela per le sue richieste o per le persone che gli stanno a cuore e che non stanno bene. Qualcuno potrebbe pregare nella malattia e nell’angoscia: «Dio, aiutami». Qualcun altro: «Dio, porta via da me questo maledetto dolore». E un’altra persona ancora: «Dio, tuo Figlio ha sopportato la sofferenza, quindi aiutami a sopportare anche questa sofferenza.»

L’apostolo Paolo, la cui vita e la cui fede furono segnate da molte difficoltàe cambiamenti, formula questa convinzione di fronte a numerose esperienze di sofferenza:

«Sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.» (Lettera ai Romani 8,38-39).

Il teologo Dietrich Bonhoeffer, che combatté nella resistenza contro Hitler, e la cui fede e vita conobbe sia la resistenza che la resa, fha formulatol’indimenticabile preghiera in prigione poco prima del suo assassinio:

«Meravigliosamente protetti da buone forze, attendiamo con fiducia ciò che può venire. Dio è con noi alla sera e al mattino e certamente in ogni nuovo giorno.»

Una tale fede è cresciuta e maturata durante tutta la vita, una tale fede è universale e riconciliata, una tale fede sostiene nella vita e nella morte.

  1. Cfr. James W. Fowler: Stufen des Glaubens. Die Psychologie der menschlichen Entwicklung und die Suche nach Sinn, Gütersloh 2000 (in inglese Stages of Faith, New York 1981).
  2. Anche la ricerca di Erikson è stata innovativa nel suo campo, cfr tra gli altri i saggi in Erik H. Erikson: Identität und Lebenszyklus, Francoforte sul Meno 1966 (in inglese Identity and the Life Cycle. Selected Papers, New York 1959).
  3. La ricerca di Erikson è stata anche pionieristica nella psicologia dello sviluppo, cfr. tra gli altri i saggi in Erik H. Erikson: Identität und Lebenszyklus, Francoforte sul Meno
    1966 (in inglese: Identity and the Life Cycle. Selected Papers, New York 1959).
  4. La filosofia di Ricœur presuppone la demitizzazione della fede di Rudolf Bultmann e si manifesta nell’orrore dell’Olocausto e del lancio delle bombe atomiche nella seconda guerra mondiale. Cfr. tra gli altri Paul Ricœur: Phänomenologie der Schuld, Bd. 1: Die Fehlbarkeit des Menschen; Bd. 2: Symbolik des Bösen, Friburgo in Brisgovia/Monaco di Baviera 1971 (in italiano: Finitudine e colpa, Brescia 2021).
  5. Cfr. André Flury: Gott im Leid. In tedesco: https://glaubenssache-online.ch/2020/03/19/gott-im-leid/ (19.03.2020).

     

    Crediti d’immagine Copertina: Persone di età diverse. iStock / Immagine 1: Statua proveniente dalla Corea, personalità. unsplash@makruswinkler / Immagine 2: Bambino con bolla di sapone. Unsplash@leorivas / Immagine 3: Bambini che giocano a calcio. Unsplash@alliancef / Immagine 4: Adolescenti seduti su un albero. Unsplash@virgin / Immagine 5: I giovani adulti brindano. Unsplash@wildlittlethingsphoto / Immagine 6: una coppia di adulti. Unsplash@nikolasnoonan / Immagine 7: Vecchi che giocano a scacchi. Unsplash@vladsargu

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