Un’esperienza mentale al limite

La morte ha qualcosa di definitivo per le persone. Quando arriva, la vita finisce. La domanda se la vita continua dopo questa vita terrena è sempre stata nella mente delle persone. Nessuno però è mai tornato dall’aldilà e ne ha fatto un resoconto, per questo possiamo solo fare ipotesi su ciò che potrebbe accadere dopo la morte.

Traduzione dal tedesco: Italo L. Cherubini

Chi è morto non c’è più. Questo è un modo breve e conciso per descrivere ciò che le persone sperimentano nei loro rapporti reciproci e con i loro simili. La vita in questo mondo inizia a un certo punto e finisce a un certo punto nel tempo. È un andare e venire. Si potrebbe quindi formulare anche in modo diverso: chi muore lascia questo mondo. Detto così, la domanda che sorge spontanea è: dove va il defunto? Dove si trova dopo la morte?

Mentre la vita è finita, l’aldilà sembra illimitato. Questa idea può essere inquietante, perché ogni attività che sembra non avere fine perde il suo fascino, diventa noiosa. Questo si può già sperimentare qui sulla terra. O non è forse vero che è proprio il tempo limitato a rendere la vita così preziosa? Ecco perché a volte si smette di fare qualcosa proprio sul più bello. Qualcuno potrebbe aver già detto o pensato: se l’eternità è davvero eterna, non sarà solo lunga ma anche noiosa!

Il tempo è prezioso

Anche il cielo, come luogo presunto di questa eternità, non suscita entusiasmo ovunque. L’idea delle schiere celesti che lodano Dio incessantemente, idea che è stata plasmata dalla e nella liturgia, non sembra più adattarsi così bene al nostro tempo. La promessa di unirsi a questo canto di lode e di entrare così a far parte di una gerarchia celeste non è necessariamente ciò che la gente oggi immagina come la pienezza e la realizzazione dei propri sogni. Ci si può anche chiedere con scetticismo: ma il cielo non è già abbastanza affollato?

Cosa c’è dopo?

Certo, alcune idee sono discutibili. Ma prima dobbiamo fare un altro passo indietro e parlare delle immagini in quanto tali. Cominciamo con un piccolo esperimento: prendete un sogno (può essere anche un sogno a occhi aperti). Immaginate il sogno e cercate di escludere tutto ciò che è temporale o spaziale.

Probabilmente scoprirete che non è così facile. Può darsi che gli stati d’animo o i sentimenti siano ancora presenti, ma nulla o poco apparirà davanti all’occhio interiore. Questo perché il pensiero umano si svolge in categorie spaziali e temporali. Le persone sono legate allo spazio e al tempo non solo nel loro essere, ma anche nel loro pensare. Sfuggire a queste due costanti è impossibile.

Lo spazio e il tempo sono indispensabili per muoversi mentalmente. Questo mondo e tutte le sue creature hanno un tempo che scorre e scade. Questo ha anche però la conseguenza che il tempo finisce con la morte. L’eternità non può quindi significare un ciclo temporale infinito dopo la morte. Vista sotto questa luce, la domanda: «che cosa viene dopo?» è in realtà posta in modo errato. Le parole «viene» e «dopo» suggeriscono una relazione temporale. Qualcosa non è ancora qui, ma si svilupperà e quindi sarà dopo. Questo pensiero non si avvicina all’eternità come fine del tempo.

Forse sarebbe più utile attingere alle esperienze di assenza di tempo: nei momenti in cui dimentico completamente il tempo in un’azione o in un incontro, sperimento un soffio di eternità in questo mondo.

Dove stiamo andando?

Che i defunti siano in paradiso può essere un’idea confortante. C’è un luogo in cui ci si prende cura delle persone dopo la loro vita e dove ci si può anche rivedere «più tardi», quando il proprio percorso di vita è terminato. In passato, quando non si poteva ancora decollare dalla terra con aerei e astronavi, si pensava che la volta sopra la terra fosse il luogo degli dei. Oggi non si cerca più Dio sopra l’orizzonte. Il «cielo» non è nel cielo, ma «cielo» è inteso in senso figurato. Questo è più evidente in inglese che in tedesco: lì si distingue tra «cielo» cosmico e «cielo» divino. Tuttavia, anche oggi si tende a ritenere che Dio e i suoi siano «in alto», mentre gli uomini sono «in basso» sulla terra. In ogni caso, noi vivi siamo «qui», i defunti «là».

È impossibile immaginare che qualcosa o qualcuno esista, ma che questo essere non abbia un posto. La convinzione che con la morte terrena non arrivi la fine si confronta proprio con questo. L’idea di un paradiso è il tentativo intellettuale di affrontare questo paradosso.

Il pensiero non può evitare l’ipotesi che da qualche parte e in qualche modo esista un luogo del genere. Questo è già chiaro nel linguaggio: se si parla di questo mondo, l’idea di un «al di là» è quasi inevitabile. Ma dire che questo al di là non è né un luogo né uno spazio porta a pensare (e a parlare) ad absurdum.

Lungo il confine

Il pensiero è un’esperienza di confine quando riguarda la fine della vita terrena. Infatti, il pensiero incontra i suoi limiti quando si chiede cosa succede «dopo» e «dove» vanno i defunti.

Sarebbe forse meglio tacere quando si pensa alla fine della vita? È difficile immaginare che si possa riuscire a farlo. Anche se si tratta «solo» della fine: la domanda su di essa è così esistenziale e così significativa per l’organizzazione della vita che si ripropone sempre nel mezzo della vita.

Gli uomini si sono sempre mossi lungo il confine del pensiero e hanno parlato del dopo o dell’aldilà. Le immagini che li hanno aiutati a farlo sono tratte dalla vita e proiettate al di là di essa. Ne emergono idee che sono tutte significative, ma anche zoppicanti. Non si possono infatti eliminare le componenti spaziali e temporali. Ciò che rimane è interpretare queste immagini, ideare altre immagini e metterle sempre di più in prospettiva, poiché anche l’interpretazione e l’immaginazione hanno luogo nello spazio e nel tempo.

Nella Bibbia, ad esempio, si possono trovare immagini di una festa di nozze, di una tavola imbandita o di una città bella e sicura quando si tratta della realtà del cielo o, biblicamente parlando, del regno di Dio.1 Ciò che viene mostrato in queste immagini non deve essere inteso in senso letterale. Le immagini però si riferiscono alle esperienze che le persone fanno in questa vita, su questa terra, e le trasferiscono nella realtà di Dio. Proprio in questo modo cercano di trasmettere un’idea di ciò che si crede e si spera nell’aldilà, «al di qua».

Creare immagini di speranza

La morte di Gesù può aver lasciato i suoi discepoli senza parole all’inizio. Poco dopo, però, hanno sentito il bisogno di parlare di ciò che era accaduto. Soprattutto però si chiedevano cosa ne fosse stato di Gesù e della sua causa.

I Vangeli riportano apparizioni di Gesù risorto. Le persone che conoscevano Gesù lo vedevano di nuovo e vivevano un’esperienza con lui.2 Quindi era ancora «qui» prima di ascendere definitivamente al cielo dopo qualche tempo, da dove una volta sarebbe tornato.3

Altri sapevano che la sua tomba era vuota.4 Lo hanno interpretato come un segno della sua risurrezione: Gesù non rimase nella morte perché il Dio della vita lo prese con sé.

Questi racconti di risurrezione sono pieni di riferimenti spazio-temporali: Gesù è lo stesso di prima, perché è riconosciuto dai suoi. Il suo corpo non c’è più, ma nei giorni successivi alla Pasqua non è ancora del tutto scomparso. Dopo un po’ di tempo egli è completamente con Dio. Anche la tradizione cristiana sembra sapere esattamente dove si trova Gesù da quel momento in poi: «è seduto alla destra di Dio», come si legge nel Credo degli Apostoli.

Ciò che viene confessato in queste testimonianze di fede è assolutamente figurativo. Le immagini utilizzate sono tentativi di parlare di ciò su cui non si può tacere.

Le narrazioni bibliche della risurrezione, ma anche le «immagini celesti» di oggi, non vogliono rappresentare delle realtà. Tuttavia, esprimono la speranza che nulla di ciò che è amato andrà perduto: tutto ciò che è stato vissuto è sospeso nell’amore divino. Gli uomini si affidano a questa speranza perché hanno sperimentato in questa vita, soprattutto nell’incontro con Gesù di Nazareth, che Dio non li abbandonerà alla fine. Questa speranza può sostenerci ancora oggi e darci forza quando la vita stessa raggiunge il suo limite.

  1. Cfr. Vangelo di Matteo 22,2 (celebrazione delle nozze), Profeta Isaia 25,6-8 e Vangelo di Matteo 8,11 (comunione a tavola), Apocalisse di Giovanni 21,10-26 (città bella e sicura).
  2. Cfr. il racconto dell’apparizione di Gesù sulla via di Emmaus: Vangelo di Luca 24,13-35.
  3. Cfr. Atti degli Apostoli 1,9-11.
  4. Cfr. Vangelo di Marco 16,1-8.

     

    Crediti d’immagine: Immagine di copertina: Il confine tra una strada e l’erba. Unsplash@willfrancis / Immagine 1: Il tempo è prezioso. Scritte illuminate. Unsplash@justinveenema / Immagine 2: Cielo scuro e raggi di sole. Unsplash@wistomsin / Immagine 3: Tempo che scorre. Donna che nuota e tiene in mano un orologio. Unsplash@enginykyurt / Immagine 4: Croce all’alba. Unsplash@bergalo.

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